Caserta

Molte sono le tesi formulate sull’origine della città di Caserta: alcuni storici la fanno discendere dall’antica “Saticula”, fondata dai Romani, altri fanno riferimento ad un insediamento da parte dei longobardi di Capua nell’VIII secolo.
Notizie certe della sua esistenza si hanno, ad ogni modo, solo nel Medioevo quando viene citata, per la prima volta con nome di Casahirta dal cronista Erchemperto (sec.IX). Nell’847 faceva parte del Ducato di Benevento ed era sottoposta all’autorità di un castaldo. Nell’879 passò in signoria ai conti di Capua. Nella prima metà del sec. XII, Ruggiero II la trasformò in contea e capostipite del nuovo feudo fu Roberto di Lauro. I suoi discendenti ne furono privati da Federico II (1223) che vi insediò la famiglia d’Aquino. Dopo numerosi passaggi feudali, senza aver mai un vero e proprio aspetto urbano, divenne possedimento degli Angioini e successivamente, nel 1544, fu eretta a Principato con gli Acquaviva di Aragona. Nel 1635, passò ai Caetani di Sermoneta, che la vendettero ai Borbone nel 1750. Quando nel 1752 iniziarono i lavori per la costruzione della Reggia, Caserta cominciò a rifiorire e nel 1819 fu elevata a capoluogo della provincia di “Terra di Lavoro”. Nel 1852 vi fu trasferita la sede vescovile. Nel 1860 fu conquistata da Garibaldi.

Sito ufficiale: Comune di Caserta

 

Dentro Caserta

Ferdinando di Borbone e il Belvedere di San Leucio
Inizia così nel 1789 l’avventura imprenditoriale e sociale voluta da Ferdinando IV di Borbone che con il codice delle leggi leuciane intende dare regole innovative per la colonia reale di San Leucio già fondata nel 1776. Si realizza così l’utopia della città ideale, per la quale si costruiscono case a schiera per gli operai, scuola obbligatoria per i bambini con divieto di impiegarli nel lavoro, è garantita l’assistenza gratuita per malattia per tutti, si fonda la parrocchia, il governo della comunità con libere elezioni, la Fabbrica della Seta con il completo ciclo produttivo e l’utilizzo della forza idraulica come energia (grazie all’ingegno di Luigi Vanvitelli), si decretano gli obblighi, i diritti e gli orari di lavoro, finanche le regole per i matrimoni e il comportamento morale in famiglia e tra moglie e marito.
In altri articoli sono specificate le regole per aprire attività commerciali come panifici, cantine e altre botteghe, con l’obbligo di vendere la merce al prezzo giusto e di controllarne periodicamente la qualità. Oggi possiamo visitare il borgo, il palazzo del Belvedere con gli splendidi giardini all’italiana, l’appartamento reale, il bagno di Maria Carolina d’Austria, la sala da pranzo, la stanza da letto, la chiesa di San Ferdinando Re, tutto splendidamente restaurato e decorato con dipinti di Hackert, Fischetti, Cammarano. Si può visitare l’antica fabbrica della seta con i telai restaurati e funzionanti, la grande ruota idraulica che produceva l’energia per muovere i torcitoi. E’ allestito il Museo della Seta nonché la casa dell’operaio serico, appositamente recuperata. Tutto ciò con un magnifico panorama sulla Reggia di Caserta, il Vesuvio e Napoli.
Naturalmente si possono visitare anche i moderni impianti di produzione e soddisfare la voglia di acquistare un pezzo di questa storia bellissima e ormai famosa nel mondo: la Seta di San Leucio.

Il Borgo Medioevale di Casertavecchia
A circa 10 chilometri dal Palazzo Reale sorge il borgo di Caseratvecchia. Nato nell’861 in epoca longobarda, fu poi dato nell’879 a Pandulfo di Capua che ne fu il primo conte.
Nel tempo, dopo la costruzione di un castello-fortezza, il borgo sotto l’influsso di diverse popolazioni normanne, sveve, arabe e pugliesi, si sviluppò dotandosi di ulteriori fortificazioni, chiese e torri. Con le prime incursioni saracene del secolo VIII e IX vi fu trasferita la sede vescovile e Casertavecchia diventò una cittadella religiosa. La massima espansione dell’abitato durò fino al periodo Aragonese quando il conte Antonio Acquaviva, principe di Caserta, trasferì la propria residenza presso il villaggio di Torre, posto in pianura. All’inizio del XVIII secolo anche la sede vescovile si trasferì più a valle ed il borgo di Casertavecchia divenne un borgo collinare quasi spopolato.

Il castello
Circondato da un boschetto di cipressi e pini sorge il Castello di Casertavecchia, costruzione di epoca longobarda, ulteriormente fortificato dai normanni. Le attuali rovine del castello sono costituite da due sale sovrastanti e dal Mastio alto circa 30 metri, una delle quattro torri che in origine sorgevano in corrispondenza dei punti cardinali. In caso di invasione nemica il Mastio, munito di fossato e terrapieno, costituiva la roccaforte in cui rifugiarsi. Legata a questa Torre vi è una leggenda che narra di un  tesoro in essa nascosto, finora mai ritrovato…

La cattedrale
Dal castello, attraverso strette viuzze, si giunge alla piazza del Vescovado dove sorge la Cattedrale, dedicata a San Michele Arcangelo, che fu costruita sui resti di una precedente chiesa longobarda. L’edificio è in stile romanico con influenze siculo-mussulmane pugliesi e lombarde. E’ sicuramente uno dei monumenti più significativi dell’architettura medioevale dell’Italia Meridionale.

La Chiesa dell’Annunziata
Fra il villaggio vescovile in piazza Duomo e il Castello, vi è la Chiesa dell’Annunziata, graziosa costruzione gotica trecentesca che sulla facciata presenta tre monofore e un rosone che danno luce alla navata unica, con altare e antico arco decorato da dipinti. Lateralmente sorge un piccolo campanile a tre piani, arricchito da archi intrecciati e bifore (fonte: wikipedia).

 

Curisità

La Reggia di Caserta