Eboli

Ricca di reperti archeologici rinvenuti in diversi siti dislocati sulle colline (numerosi sono i ritrovamenti corredi funerari risalenti all'eneolitico e all'età del bronzo, ritrovati su Montedoro), in Eboli risulta consolidata nei secoli successivi la presenza della Civiltà villanoviana. A partire dalla fine del V secolo a.C. fiorenti i rapporti commerciali tra le popolazioni etrusche a nord e quelle greche a sud, tanto che Eboli divenne un centro di riferimento importante per le tribù lucane dell'entroterra, come testimoniato dalle numerose necropoli sparse lungo il perimetro del centro storico. Con l'arrivo dei romani e la costruzione della via Popilia (che congiungeva Capua a Reggio Calabria) Eburum divenne un importante e fiorente centro artigianale e commerciale, come dimostrano i resti di un antico quartiere artigianale (datato III-II secolo a.C.) dedito alla produzione di ceramica, grazie alla presenza di tre fornaci romane (uno piccola, una media e una grande) ubicate a pochi passi dal santuario dei SS. Cosma e Damiano. “…Terra antiqua, potens armis atque ubere glebae,…” così ne parla Virgilio nell'Eneide. Del IV secolo d.C. è la villa romana rinvenuta in località Fontanelle, distante meno di un chilometro dal centro. A testimonianza della grande vitalità di questo centro i romani concessero ad Eburum lo status giuridico di Municipium, ossia i suoi cittadini erano a tutti gli effetti cives romani ma mantenevano il diritto a governarsi con leggi proprie, come dimostra la stele eburina (oggi conservata presso il Museo archeologico della media valle del Sele). Il piedistallo di una statua al tempo dedicata al console Tito Flavio Silvano, ritrovata nel basamento dell'antica chiesa di S.Maria ad Intra nel centro storico, riporta in calce un'iscrizione in latino (un latino non perfetto, o forse già frammisto ad elementi di volgare) che definisce "Eburum, municipium romano". Con la caduta dell'Impero romano Eboli fu distrutta una prima volta da Alarico nel 410 d.C. e successivamente saccheggiata e devastata dai saraceni nel IX e X secolo. Ma gli insediamenti su Montedoro sopravvissero fino a quando giunsero in queste terre i Longobardi. Nel Medioevo fu identificata con il nome Evoli (nel dialetto locale ancora oggi persiste la forma Jévule, evidente eredità del nome medievale). La città in questo periodo storico diventa un caposaldo del sistema difensivo del Principato di Salerno con il suo imponente Castello, eretto da Roberto il Guiscardo, circondato da mura e dalle sue cinque porte. Per l'epoca delle lotte per l'Unità d'Italia, nel centro storico della città una targa ricorda ancora l'ospitalità che una famiglia locale concesse a Giuseppe Garibaldi (alcuni accenni sparsi raccontano anche che proprio a Eboli trovarono rifugio alcuni membri della spedizione organizzata da Carlo Pisacane, sopravvissuti all'eccidio di Sapri). Eboli è conosciuta principalmente grazie al libro di Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli, benché gli eventi dell'opera non siano ambientati nel comune campano, ma in Basilicata durante il regime fascista. La città è stata inoltre sede di un discorso bellicoso di Benito Mussolini poco prima dell'inizio della Guerra d'Etiopia (discorso che il dittatore stesso ricorderà all'inizio della campagna italiana di Grecia).

Frazioni: Casarsa, Cioffi, Corno d'Oro, Santa Cecilia.

Sito ufficiale: Comune di Eboli

 

Dentro Eboli

Palazzo Martucci - Mauro - Cuomo (XV secolo).

Palazzo de Consulibus (XVI secolo).

Palazzo Paladino La Francesca (XV secolo).

Palazzo La Francesca (XVIII secolo)

Palazzo Romano Cesareo (XII secolo).

Palazzo Romano (XVII secolo)

Palazzo Campagna (XVI secolo).

Palazzo Romano (XIX secolo).

Palazzo Novella (XV secolo).

Palazzo Corcione (XV secolo).

Palazzo Zuccaro (XIX secolo)

Architetture militari

Castello Colonna (XI secolo)

Badia di San Pietro alli Marmi (1076).

Chiesa collegiata di Santa Maria della Pietà (XII secolo).

Santuario dei Santi Cosma e Damiano (Eboli) (XX secolo).

Monastero di Sant'Antonio abate (XIV secolo).

Cappella di Santa Maria ad Intra (X secolo).

Chiesa della S.S. Trinità - Ex Convento di Sant'Antonio di Padova (XII secolo).

Chiesa dei SS. Cosma e Damiano (1771).

Chiesa di San Nicola de Schola Graeca (XII secolo).

Ex Chiesa di San Lorenzo (XI secolo)

Chiesa di San Francesco - Ex Convento di San Francesco (1286).

Chiesa della Madonna delle Grazie (XV secolo).

Chiesa di San Biagio (XIV secolo).

Chiesa di San Vito al Sele (X secolo).

Chiesa della Madonna della Catena.

Chiesa di Santa Maria del Soccorso.

Cappella di Santa Margherita (XII secolo)

Chiesa di San Giuseppe (XI secolo)

Cappella di San Berniero (XVIII secolo)

Cappella di Santa Cecilia (X secolo)

Monumento ai caduti in piazza della Repubblica (1924)

Leoni di piazza della Repubblica (1872)

Monumento a Vincenzo Giudice, maresciallo della Guardia di Finanza, vittima della rappresaglia nazi-fascista

Monumento a Carlo Levi lungo il viale Amendola.

Monumento a Padre Matteo Ripa, missionario e fondatore del Collegio dei Cinesi (ora Istituto Universitario Orientale).

Monumento al colonnello Calò.

Epitaffio del Regio Cammino di Matera (1797)

Villa romana di epoca imperiale in località Paterno.

Due tratti di cinta muraria del IV secolo a.C.

Area artigianale del IV-II secolo a.C. in zona SS. Cosma e Damiano.

Acquedotto medievale sul Montedoro.

Fornaci romane

Riserva naturale Foce Sele - Tanagro, sito di Interesse Comunitario comprendente le fasce litoranee a destra e sinistra del fiume Sele e parte del litorale tirrenico.

Area Protetta Dunale Legambiente Silaris, comprendente parte della Riserva naturale Foce Sele - Tanagro.

Area naturale di San Miele

Parco naturale comunale di San Donato

Percorso dei mulini: percorso naturalistico e archeologico lungo 358 m così chiamato per la presenza di mulini e frantoi

Sentiero San Donato.

Grotta Cozzolino

Grotta Tiranna

Grotta dei Morti

Grottone di Eboli

Grotta di Giacobbe

Caverna dei Tre Ingressi

Grotta dei Briganti

Museo archeologico della media valle del Sele, ubicato nel complesso monumentale di S.Francesco

Museum of operation Avalanche (MOA), ubicato nel complesso monumentale di S. Antonio

Museo di San Francesco, ubicato nella chiesa di San Francesco

Curiosità

Le opere d'arti ad Eboli

Ad Eboli, nel 1954, è stato ritrovato il quadro del Caravaggio raffigurante il "Martirio di Sant'Orsola". Il dipinto fu poi acquistato dalla Banca Commerciale Italiana (Banca Intesa) che lo conserva a Napoli. La Curia Arcivescovile di Salerno è proprietaria di due opere provenienti da Eboli: dalla chiesa di San Francesco proviene una tavola di Roberto d'Oderisio rappresentante una "Crocifissione", del XIV secolo; da quella di Santa Maria della Pietà l'altra tavola con "L'Incoronazione della Vergine" dell'anonimo Maestro dell'Incoronazione di Eboli, opera della seconda metà del XV secolo. Entrambe le opere sono conservate nel Museo Diocesano di Salerno. Nello stesso Museo Diocesano "San Matteo" di Salerno vi è anche il dipinto, eseguito intorno al 1519, di Andrea Sabatini da Salerno raffigurante la "Madonna di Costantinopoli". L'opera proviene anch'essa dalla chiesa di San Francesco a Eboli ed è di proprietà della Curia Arcivescovile di Salerno. Nel 2017 nella chiesa di San Francesco il Comune di Eboli, in collaborazione con il Centro Culturale Studi Storici, ha posto due riproduzioni fotografiche in dimensioni originali delle opere; contestualmente si è dato avvio alla rassegna di Storia dell'Arte "Arte in Eboli". Nella chiesa di San Francesco a Eboli vi è un dipinto di "Santa Lucia con San Bonaventura e Santa Martire" di Paolo De Matteis e un dipinto raffigurante una "Crocifissione" di Nicola Maria Rossi, entrambi realizzati nella prima metà del XVIII secolo come pure vi è una statua della "Immacolata Concezione" in legno policromo di Giacomo Colombo di fine Seicento o inizi Settecento ed il trittico del 1472 di Pavanino da Palermo raffigurante la Vergine con Bambino tra i Santi Eustachio e Caterina d'Alessandria. Nella Sacrestia della stessa chiesa è stato allestito un piccolo museo contenente alcuni libri antichi e paramenti sacri. Nella cripta del convento dei Frati Francescani Cappuccini di San Pietro Apostolo vi è un'interessante statua in legno policromo raffigurante "San Fedele da Sigmaringa" (o Sigmaringen), frate cappuccino martire, opera di Giacomo Colombo.

Cristo si è fermato a Eboli

L'elemento di maggiore notorietà della cittadina resta comunque l'essere citata nel titolo del libro di Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli; lo scrittore antifascista torinese, confinato ad Aliano in Basilicata, così riprendeva un'espressione della Gente Lucana: "Noi non siamo Cristiani, perché Cristo si è fermato ad Eboli.": così si intendeva dire che Eboli - "dove la ferrovia e la strada abbandonano il golfo di Salerno"- rappresentava l'avamposto della "Civiltà" prima di "addentrarsi" nelle desolate terre di Lucania. Nel 1984 è stato intitolato a Carlo Levi il Liceo Artistico di Eboli e una piazzetta lungo il Viale Giovanni Amendola.

Stadio José Guimarães Dirceu

Inaugurato nel 2001, con una capienza di 15.000 posti, ed intitolato al calciatore brasiliano Dirceu, scomparso nel 1995, che dal 1989 al 1991 aveva militato nell'Ebolitana.

 

Quando Dirceu si fermò ad Eboli